Venuti poi a patti con Cozio e con le popolazioni locali i romani aprirono
numerose vie per le Gallie e nelle Valli di Lanzo vi erano certamente
quelle che transitavano per i colli dell'Autaret (m 3071) e
d'Arnas (m 3010); soprattutto nella zona di
Usseglio sono stati rinvenuti diversi reperti risalenti all'epoca
romana. Due are votive dedicate ad Ercole, trovate lungo la via d'Arnas,
si conservano nei pressi della vecchia parrocchiale di
Usseglio e vicino alla chiesa di Piazzette. Dopo il crollo dell'Impero
Romano le valli, vista la loro posizione incassata e senza valichi di
grande importanza, non subirono se non sporadicamente invasioni barbariche
ed in seguito di saraceni. Si è a conoscenza che intorno al VII/VIII
secolo la zona venne accorpata alla diocesi di S. Jean de Maurienne,
in Alta Savoia.
I primi documenti
in cui compare il nome di
Lanzo risalgono però al X/XI secolo quando le valli
erano sotto il controllo della Contea e della Diocesi di Torino. Notevole
in quell'epoca l'impulso all'agricoltura ed alla pastorizia; si può
praticamente dire che in quegli anni si completò la colonizzazione delle
Valli di Lanzo.Fecero seguito anni di relativa tranquillità; nel 1341 i Benedettini del Monastero di S. Mauro di Pulcherada cedettero ad Aimone di Savoia il controllo delle valli salvo alcuni alpeggi e qualche porzione della Val di Viù acquisite in seguito; da allora in poi le Valli di Lanzo seguirono le sorti di Casa Savoia. In quegli anni, al fianco delle tradizionali attività legate a pastorizia ed agricoltura, incominciò un intensissimo sfruttamento delle molte risorse minerarie presenti in zona. Fu in quei secoli che le leggendarie foreste che ricoprivano le valli e consentivano, si dice, agli scoiattoli di percorrere molti chilometri senza scendere mai dalle piante, subirono un massiccio ridimensionamento ed andarono a finire, come combustibile, nelle voraci fucine e forni del fondovalle. Anche
la fauna era particolarmente ricca (orsi, lupi, cinghiali, ecc...) ed
ancora oggi alcuni toponimi (ad es. Valle Orsiera, Vallone
di Venaus) ricordano la loro antica presenza; orsi e
lupi si estinsero all'inizio del XIX secolo ed in epoca medievale
numerosi documenti ricordano che per ogni capo abbattuto si doveva pagare
un tributo alla Castellania di
Lanzo.Sempre
nel Medioevo vi furono migrazioni di popolazioni dal Bergamasco
e dalla Val Sesia poichè le miniere, i forni e le fucine
delle valli richiedevano sempre maggiore mano d'opera. Si svilupparono
allora, nei vari paesi, delle vere e proprie specializzazioni che
si mantennero per secoli; ad esempio a
Mezzenile e
Traves si facevano chiodi mentre a
Ceres serrature.
Non va nemmeno dimenticato che nel 1863 nasceva a Torino
il Club Alpino Italiano e le montagne valligiane erano le più
alte facilmente raggiungibili dalla prima generazione di alpinisti torinesi.
Le valli divennero ancora più facilmente raggiungibili quando,
a partire dalla seconda metà dell'800, furono costruite strade
carrozzabili che risalivano i fondovalle; inoltre furono approntati
ed attivati i primi tratti della futura Ferrovia Torino-Ceres
con il primo troncone che collegava Ciriè a
Lanzo. Tra
la fine dell'800 e l'inizio del'900 sorsero ville ed alberghi famosi
dove soggiornarono a lungo autorevoli membri di Casa Reale e personaggi
famosi (Guglielmo Marconi su tutti). Con la seconda guerra mondiale
ai turisti si sostituirono gli sfollati; oltre a ciò dal settembre
1943 al maggio 1945, sulle montagne delle valli si svolsero
durissimi combattimenti tra partigiani e nazifascisti
che portarono lutti e distruzione all'inerme popolazione civile. Purtroppo
numerose nelle vallate sono le lapidi ed i monumenti commemorativi dedicati
alle vittime delle feroci rappresaglie dei nazifascisti.Nel dopoguerra il turismo dell'alta borghesia torinese si orientò verso lidi più alla moda e le valli iniziarono a ricevere numerose visite domenicali di turisti motorizzati e armati di tavolini, braciole e radio. Contemporaneamente si assistette al ritorno di molti valligiani che, dopo lunghi anni di lavoro in città, rientravano al paese d'origine. Purtroppo
però, dagli anni '50 ai nostri giorni, la diminuzione e l'invecchiamento
della popolazione residente è stata costante e considerevole
a causa dell'emigrazione di molti valligiani in età lavorativa
verso la pianura. Ultima nota storica è l'alluvione del Settembre
'93 che ha colpito soprattutto la Bassa
Valle e la
Val Grande abbattendo ponti e sconvolgendo l'aspetto morfologico
dei luoghi vicini ai corsi d'acqua.Come si vede l'umile storia delle Valli di Lanzo è simile a quella delle tante valli dimenticate delle nostre montagne, una storia povera che forse i più ritengono sia bene non conoscere neppure perchè, apparentemente, ha poco o nulla da insegnare. Ma forse, proprio scoprendo e conoscendo la dura e silenziosa vita delle generazioni di montanari che ci hanno preceduto si potrà trarre qualche utile insegnamento per il futuro; pensando a quando l'uomo sviluppava le proprie opere ed il proprio lavoro integrandoli completamente con la natura e con l'ambiente circostante ottenendo forse di più di quanto noi ora otteniamo con cemento, dighe e tralicci di elettrodotti. |
|
|
Tratto dal Libro "Valli di Lanzo - 100 itinerari escursionistici" di Roberto Bergamino collana "TRACCE Trekking |