Molto probabilmente i primi frequentatori delle valli furono membri di tribù nomadi di cacciatori e pastori che incominciarono a risalire i solchi vallivi lasciati liberi dai ghiacciai dopo l'ultima grande glaciazione (10.000 a.c; le enormi lingue di ghiaccio si arrestarono nei pressi dell'attuale Germagnano). 
Anche popoli celtici provenienti dal versante francese raggiunsero le Valli di Lanzo colonizzando inizialmente le terre più alte per scendere poi progressivamente a valle, mischiandosi così con le altre popolazioni presenti.

Le prime notizie certe delle Valli di Lanzo si hanno in epoca romana quando la tribù celto-ligure dei Garoceli (o Graioceli), sottomessa probabilmente al Re Cozio (il leggendario Re Montanaro), fieramente si oppose al passaggio degli invasori romani che tentavano di raggiungere le Gallie
Venuti poi a patti con Cozio e con le popolazioni locali i romani aprirono numerose vie per le Gallie e nelle Valli di Lanzo vi erano certamente quelle che transitavano per i colli dell'Autaret (m 3071) e d'Arnas (m 3010); soprattutto nella zona di Usseglio sono stati rinvenuti diversi reperti risalenti all'epoca romana. Due are votive dedicate ad Ercole, trovate lungo la via d'Arnas, si conservano nei pressi della vecchia parrocchiale di Usseglio e vicino alla chiesa di Piazzette. Dopo il crollo dell'Impero Romano le valli, vista la loro posizione incassata e senza valichi di grande importanza, non subirono se non sporadicamente invasioni barbariche ed in seguito di saraceni. Si è a conoscenza che intorno al VII/VIII secolo la zona venne accorpata alla diocesi di S. Jean de Maurienne, in Alta Savoia.

I primi documenti in cui compare il nome di Lanzo risalgono però al X/XI secolo quando le valli erano sotto il controllo della Contea e della Diocesi di Torino. Notevole in quell'epoca l'impulso all'agricoltura ed alla pastorizia; si può praticamente dire che in quegli anni si completò la colonizzazione delle Valli di Lanzo.

Fecero seguito anni di relativa tranquillità; nel 1341 i Benedettini del Monastero di S. Mauro di Pulcherada cedettero ad Aimone di Savoia il controllo delle valli salvo alcuni alpeggi e qualche porzione della Val di Viù acquisite in seguito; da allora in poi le Valli di Lanzo seguirono le sorti di Casa Savoia.
In quegli anni, al fianco delle tradizionali attività legate a pastorizia ed agricoltura, incominciò un intensissimo sfruttamento delle molte risorse minerarie presenti in zona. Fu in quei secoli che le leggendarie foreste che ricoprivano le valli e consentivano, si dice, agli scoiattoli di percorrere molti chilometri senza scendere mai dalle piante, subirono un massiccio ridimensionamento ed andarono a finire, come combustibile, nelle voraci fucine e forni del fondovalle.

Anche la fauna era particolarmente ricca (orsi, lupi, cinghiali, ecc...) ed ancora oggi alcuni toponimi (ad es. Valle Orsiera, Vallone di Venaus) ricordano la loro antica presenza; orsi e lupi si estinsero all'inizio del XIX secolo ed in epoca medievale numerosi documenti ricordano che per ogni capo abbattuto si doveva pagare un tributo alla Castellania di Lanzo.

Sempre nel Medioevo vi furono migrazioni di popolazioni dal Bergamasco e dalla Val Sesia poichè le miniere, i forni e le fucine delle valli richiedevano sempre maggiore mano d'opera. Si svilupparono allora, nei vari paesi, delle vere e proprie specializzazioni che si mantennero per secoli; ad esempio a Mezzenile e Traves si facevano chiodi mentre a Ceres serrature.
L'attività mineraria andò in crisi all'inizio dell'800, molte miniere vennero chiuse perchè i filoni si erano esauriti e di conseguenza le fucine chiusero perchè mancava la materia prima.

La crisi provocò gravi problemi occupazionali e nelle Valli di Lanzo, come in molte altre vallate alpine, si sviluppò il fenomeno dell'emigrazione, prima temporanea, in inverno, e poi definitiva, provocando così il graduale spopolamento delle zone di montagna.Fu allora, con la crisi del settore minerario, che le Valli di Lanzo scoprirono la loro vocazione turistica: scienziati (per studiare la rigogliosa natura), villeggianti (membri di famiglie nobili e dell'alta borghesia) ed alpinisti (per violare le immacolate cime) iniziarono a risalire le valli.


Non va nemmeno dimenticato che nel 1863 nasceva a Torino il Club Alpino Italiano e le montagne valligiane erano le più alte facilmente raggiungibili dalla prima generazione di alpinisti torinesi. Le valli divennero ancora più facilmente raggiungibili quando, a partire dalla seconda metà dell'800, furono costruite strade carrozzabili che risalivano i fondovalle; inoltre furono approntati ed attivati i primi tratti della futura Ferrovia Torino-Ceres con il primo troncone che collegava Ciriè a Lanzo.

Tra la fine dell'800 e l'inizio del'900 sorsero ville ed alberghi famosi dove soggiornarono a lungo autorevoli membri di Casa Reale e personaggi famosi (Guglielmo Marconi su tutti). Con la seconda guerra mondiale ai turisti si sostituirono gli sfollati; oltre a ciò dal settembre 1943 al maggio 1945, sulle montagne delle valli si svolsero durissimi combattimenti tra partigiani e nazifascisti che portarono lutti e distruzione all'inerme popolazione civile. Purtroppo numerose nelle vallate sono le lapidi ed i monumenti commemorativi dedicati alle vittime delle feroci rappresaglie dei nazifascisti.

Nel dopoguerra il turismo dell'alta borghesia torinese si orientò verso lidi più alla moda e le valli iniziarono a ricevere numerose visite domenicali di turisti motorizzati e armati di tavolini, braciole e radio. Contemporaneamente si assistette al ritorno di molti valligiani che, dopo lunghi anni di lavoro in città, rientravano al paese d'origine.

Purtroppo però, dagli anni '50 ai nostri giorni, la diminuzione e l'invecchiamento della popolazione residente è stata costante e considerevole a causa dell'emigrazione di molti valligiani in età lavorativa verso la pianura. Ultima nota storica è l'alluvione del Settembre '93 che ha colpito soprattutto la Bassa Valle e la Val Grande abbattendo ponti e sconvolgendo l'aspetto morfologico dei luoghi vicini ai corsi d'acqua.

Come si vede l'umile storia delle Valli di Lanzo è simile a quella delle tante valli dimenticate delle nostre montagne, una storia povera che forse i più ritengono sia bene non conoscere neppure perchè, apparentemente, ha poco o nulla da insegnare. Ma forse, proprio scoprendo e conoscendo la dura e silenziosa vita delle generazioni di montanari che ci hanno preceduto si potrà trarre qualche utile insegnamento per il futuro; pensando a quando l'uomo sviluppava le proprie opere ed il proprio lavoro integrandoli completamente con la natura e con l'ambiente circostante ottenendo forse di più di quanto noi ora otteniamo con cemento, dighe e tralicci di elettrodotti.

Tratto dal Libro "Valli di Lanzo - 100 itinerari escursionistici" di Roberto Bergamino collana "TRACCE Trekking