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Provincia
di Torino
Abitanti: 505
Superficie:
kmq 10,75
Altitudine:
m 506/1614
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Denominazione
abitanti:
Viucesi
Festa patronale:
San
Martino
Distanza da Torino:
km 44
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Frazioni
e località
Bertesseno, Fubina, Col S. Giovanni, Mollar, Niquidetto,
Toglie, Polpresa, Richiaglio, Tornetti, Versino, Fucine, Tuberghengo,
Colle del Lys
Comuni limitrofi
Mezzenile, Traves, Germagnano, Lemie |
Origini
Preistoriche
Stazione
di sport invernali e tranquillo centro di villeggiatura
estiva, Viù da il nome ad una delle tre principali
valli di Lanzo, quella più meridionale.
Il paese è raggiungibile da Lanzo, per la strada che passa
a germagnano oppure da Avigliana, salendo al Colle del Lys
o ancora percorrendo una strada pittoresca che si snoda a mezza
costa sulla destra orografica della valle attraversata dalla stura
di Viù; seguendo le pieghe della montagnasi giunge nei pressi
di alcuni monoliti dalla forma bizzarra denominati Le "Porte
di Viù''.
Il
comune sorge su un' altura che domina la valle fra verdi praterie
e folti boschi, e ha come scenario il Rocciamelone, le alture
dei Tornetti e il Col San Giovanni, sul quale fa da sfondo
il monte Civrari.
Viù e la sua valle sono conosciute
da tempi remoti: alcune pietre lavorate di età neolitica, riportate
alla luce insieme a reperti di epoca romana presso i ruderi del
castello a Versino, e le numerose incisioni rupestri,
di difficile datazione, scoperte soprattutto nel fondovalle, testimoniano
la presenza dell' uomo in età preistorica. Secondo l'Olivero
tali oggetti furono portati nel sito da genti della pianura che
risalivano i fianchi della montagna. La presenza romana è attestata
dai ritrovamenti di due are votive a Usseglio, nonché dal toponimo,
che deriva forse dal latino vicus, ''villaggio''.
In epoca medioevale su Viù, come sulle altre valli di Lanzo, dominava
il vescovo di Torino. Il primo documento in cui si cita il luogo
è un atto del 1011 con cui il vescovo Landolfo con fermava
le donazioni fatte nelle valli dal suo predecessore Gezone al
Monastero di San Solutore di Torino, tra le quali compaiono
la Chiesa di San Martino di Vi ù con tutte le sue pertinenze e la
chiesa di Col San Giovanni con tutti i villagi circostanti. Nel
1159 viene effettuata la prima investitura del feudo di Viù
ai visconti di Baratonia, la potente famiglia che signoreggio
su vaste porzioni delle valli di Lanzo nonché su Fiano e Varisella.
Il feudo rimase di loro proprieta fino al 1333, quando ne
alienarono alla famiglia Giusti di Susa prima la quarta parte, poi
nel 1335, altri due quarti. I Giusti a loro volta cedettero
i tre quarti ai Provana di Carignano nel 1350; nel 1465
l'ultimo quarto passo in eredità agli Arcour, tramite il
matrimonio di Eleonora con Guglielmo di Arcour.
Con la ripresa dell'influenza sabauda e con la relativa spartizione
dei territori fra i due rami del la casata, la valle di Viù fu attribuita
agli Acaia. Nel 1345 il principe di Acaia rinuncio a tutti i suoi
diritti sul feudo in favore di Amedeo VI, il Conte Rosso.
Da questo momento in poi Viù fece parte dei territori soggetti
ai Savoia, e subì le invasioni francesi del 1538 e del 1551:
verso la fine di quest'anno l'esercito del generale Brissac conquistò
il castello, che era difeso da Freilino Provana.
Nel
periodo di occupazione francese tu signore di Viù il conte
Andrea Provana di Leinì, consigliere di Emanuele Filiberto e suo
braccio destro nell'opera di ricostruzione dello stato dopo la pace
di Cateau-Cambrésis (1559).
Nel 1634 Ottavio Provana, avendo riunificato il feudo di
Viù con l'acquisto dell'ultimo quarto dagli Arcour che ancora
lo detenevano, fu nominato primo conte di Viù da Vittorio
Amedeo I. Altri signori del luogo furono i Birago di Vische
i Della Rovere di Bestagno e, alla fine del Settecento,
i Verolfo di Boschetto.
Viù fu teatro di molti eccidi durante la guerra partigiana: i suoi
morti sono ricordati da un monumento al Colle del Lys.
Dalle chiese
ai "benal"
Le case del capoluogo si stringono attorno alla Parrocchiale di
San Martino, che fu ricostruita nel 1782 su un tempio preesistente.
Al suo interno oltre all'altare maggiore si trovano altri nove altari
laterali aggiunti ai primi del Novecento, mentre le decorazioni
risalgono alla fine del Settecento. L'adiacente Oratorio conserva
delle belle tele del pittore Giovanni Battista Fino.
Fra le tante chiesette e cappelle sparse in tutta la valle occorre
ricordare la Parrocchiale di San Giovanni Battista del villaggio
di Col San Giovanni, al cui edificio seicentesco è annesso un campanile
risalente ai secoli X-XI: è quanto rimane dell'antichissima
chiesa, già citata in un documento del 1011.
Nella frazione Versino, sull'altura dove sorgeva il castello, raso
al suolo nel 1551 fu costruita la Cappella dell'Annunziata
all'inizio dell'Ottocento. Nello stesso villaggio ha sede Casa
Coatto, edificio ricco di storia, dalla facciata affrescata,
dove pare che risiedessero i duchi di Savoia durante le loro cacce
nella valle.
Un cunicolo sotterraneo metteva in comunicazione il palazzo con
il castello e proseguiva poi per Viù, presso l'antica casa dei Milone.
Nel 1921 fu fondato a Versino un museo della valle con i
reperti venuti alla luce durante i lavori di scavo eseguiti nei
pressi delle rovine del castello. La collezione privata, che andò
completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale, raccoglieva
oggetti di età preistorica, romana e medioevale. In località Tornetti,
su un vecchio tetto è visibile un curioso comignolo antropomorfo
con la scritta "Maìtre fùmeur" e la data 1830.
Nella parte settentrionale del comune di Viù, inoltre, si
trovavano fino a epoche recenti i caratteristici benal, tipiche
costruzioni in pietra con il tetto di paglia di segale adibite a
deposito. Fra le escursioni segnaliamo l'ascensione all'Uia di Calcante
(1614 metri).
Balie e villeggiatura
Agricoltura, pastorizia e industria mineraria
sono state le attività su cui si è retta per secoli l'economia della
valle. A partire dal Settecento le limitate risorse della terra,
unite a un aumento della popolazione, causarono il fenomeno dell'emigrazione
stagionale di manodopera verso Torino e la pianura.
I
viucesi divennero domestici, cuochi o portantini
presso la corte o la nobiltà, mentre le donne erano molto richieste
come balie. I cittadini le chiamavano le "baile da sent lire",
forse per il compenso che ricevevano, ed era ritenuto segno di prestigio
averne una.
A partire dalla metà del XIX secolo Viù divenne una
delle località di villeggiatura estiva predilette dai torinesi.
Fra gli ospiti più famosi che vi soggiornarono si ricordano la marchesa
Giulia di Barolo, Silvio Pellico, Vincenzo Gioberti,
Benedetto Croce e Guido Gozzano.
Oggi le tradizionali attività agricole sono quasi sempre complementari
ad altre attività svolte nelle industrie di fondovalle o nel settore
turistico. Sopravvive tuttavia qualche attività artigianale
per la lavorazione del legno e del ferro, che ha un' antica
tradizione nella valle. Ben sviluppato è l'allevamento dei bovini.
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Testi
e immagini tratti dall'opera enciclopedica
"IL PIEMONTE PAESE PER PAESE" - BONECHI EDITORE
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