Pessinetto
Provincia di Torino
Abitanti 666
Superficie kmq 5,40
Altitudine m 500

Denominazione abitanti:
Pessinettesi

Festa patronale:

San Giovanni Battista

Distanza da Torino:

km
38
Frazioni e località
Gisola, Tortore, Pessinetto Fuori, Costa, Mombresto, Sant'Ignazio

Comuni limitrofi

Monastero di Lanzo, Lanzo Torinese, Germagnano, Traves, Mezzenile, Ceres

Nato per la lavorazione del ferro
Pessinetto sorge sulle pendici del monte Oreasco, sulla riva sinistra della Stura di Lanzo. La strada che da Germagnano sale verso Ceres e la valle di Ala l'attraversa faticosamente fendendo con le sue strette curve le vecchie case del paese.

Il suo nome, attestato come Pexineto nel 1413 e Pesinetti nel 1594, si fa
derivare da "piscina" con il significato di luogo abbondante di pesci: con questa interpretazione concorda anche lo stemma municipale che raffigura due pesci.

La nascita del comune risale al 1289, anno in cui Gugliemo VII marchese del Monferrato concesse il sito a un gruppo di fucinatori (fra i quali Palterio del Forno di Groscavallo, Pietro Blanco del Forno di Chialamberto, Raimondo Certana di Lanzo) alla condizione che vi costruissero un forno e delle botteghe per la lavorazione del ferro.

Per ottenere la concessione sborsarono al marchese 50 lire viennesi, e da allora tutti gli anni gli versarono, in occasione della festa di San Martino, 14 lire per l'affitto. Sorsero così il forno e il borgo con le abitazioni dei lavoratori.

La concessione fu in seguito ratificata nel 1437 da Ludovico di Savoia, in nome di suo padre il duca Amedeo VIII, poi nel 1506 dal duca Carlo III di Savoia. Signori del luogo furono i Craveri di Bra, investiti del titolo comitale nel 1724 nella persona di Francesco.
La Parrocchiale di San Giovanni Battista fu edificata a più riprese. Essa sostituì una primitiva chiesetta che sorgeva a sud del cosiddetto Pilone di Mathi sull'altopiano che esisteva fra il paese e la borgata di Cima la Villa.

L'altopiano fu corroso da una straordinaria piena della Stura, nel 1665, che distrusse anche parte dell'abitato di Pessinetto. La parrocchiale, edificata nel luogo di una preesistente cappelletta dedicata alla Santissima Annunziata, conserva un dipinto che rappresenta San Giovanni Battista realizzato nel 1683, mentre la maggior parte degli ornamenti fu aggiunta nei primi anni del Novecento.

Il campanile, separato dalla chiesa dalla carreggiabile, fu costruito nel 1723 a spese dell'arcivescovo Rorengo di Rorà.

Percorrendo la stretta e tortuosa salita che porta alla frazione Gisola si giunge al Santuario di Sant'Ignazio, posto a 931 metri sulla vetta del monte Bastia. Sul sito dell'attuale edificio esisteva fin dal 1629 una cappellina dedicata al santo, ritenuto autore di molti miracoli fra i quali la miracolosa sparizione di una terribile malattia del bestiame (il "neiret").

Margherita di Savoia, duchessa di Mantova e Monferrato collocò la prima pietra del santuario. L'attuale imponente edificio fu costruito su progetto del Vittone nell'anno 1725 con il concorso degli abitanti di Mezzenile, Gisola e Tortore. Nel santuario, oltre a parecchi quadri, si trova, di buona fattura, una tela di autore ignoto raffigurante Il miracolo di Sant 'Ignazio, donato dai gesuiti nel 1657. Notevoli sono anche l'altar maggiore, su progetto del Vittone, e quattro confessionali intagliati seicenteschi.

Dell'antica Chiesa di San Giacomo di Gisola, che in epoca medioevale doveva attirare folle di pellegrini forse reduci dal Santuario di San Giacomo di Compostella attraverso i passi dell'Autaret e dell'Arnas, non rimangono che due capitelli romanici scolpiti con figure antropomorfe. Resta ora la nuova Chiesa di San Giacomo a Gisola ricostruita intorno al 1700.

L'aumento dell'afflusso turistico ha sviluppato le attività commerciali. Vi sono inoltre stabilimenti industriali di piccole e medie dimensioni.
L'attività siderurgica e la manifattura dei chiodi erano fiorenti ancora nell'Ottocento; alla fine del secolo il cotonificio "Valli di Lanzo", nato per iniziativa di una società d'industriali, divenne ben presto fiorente, attirando maestranze anche dai comuni limitrofi (40 addetti nel 1919).


Un gruppo di canoisti lungo il corso della Stura
Testi e immagini tratti dall'opera enciclopedica
"IL PIEMONTE PAESE PER PAESE" - BONECHI EDITORE