La
storia di "Villa Curiae"
Centro
dell'alto Canavese, incastonato tra monti che raggiungono i 2168
metri della cima dell'Angiolino, Corio domina la Valle del Malone,
lambito a sud dal torrente Fandaglia.
Il
suo territorio è costituito da un capoluogo e da numerose frazioni,
baite e casolari sparsi, dai caratteristici muri in pietra e tetti
spioventi in lose, che si allargano a ventaglio lungo le pendici
del contrafforte montuoso.
Il toponimo, secondo la tesi dell'Olivierì (1965), deriva
dal personale latino Coriust non attendibile, seppure
poetica, la provenienza da cor (che in latino significa cuore)
che, tuttavia, trova seontro nello Un primo im insediamenti sentato
da studiosi cel no di fronte stemma del comune.
Un primo importante reperto relativo a insediamenti umani
sul luogo è rappresentato da una scultura, ritenuta dagli studiosi
celto-romana, raffigurante Giano Bifronte.
La testa a due facce, una glabra e una barbuta, rinvenuta presso
la frazione di Piano Audi e oggi conservata presso il Museo Civico
di Ivrea, e stata descritta, a livello storico, quale "documento
dell'inizio d'una collaborazione" tra indigeni presenti
ormai tempo sulla testata della pianura Padana e i colonizzatori
romani. Fra l'altro si è ipotizzato che tale scultura, dal valore
stilistico plastico non indifferente, potesse testimoniare l'avvenuto
innesto della rete viaria alpina celtica e ligure imperiale romana:
posta a protezione in quella consolare e Giano era la divinità delle
porte (Janus).
Corio
appartenne ai marchesi di Ferrato dal 1164, secondo quanto
afferma il Casalis, per investitura dell'imperatore Federico I.
La sua vicenda storica, strettamente collegata a quella di Rocca,
il potente baluardo difensivo posto all'imbocco della valle del
Malone, deve essere inserita nel quadro più generale delle lotte
per il predominio territoriale in Piemonte che vide antagonisti,
da un lato, i conti di Savoia e i principi d'Acaia (sovente in conflitto
tra di loro) e dall'altra i marchesi monferrini, validamente sostenuti
dai loro feudatari quali i Valperga di Rivara e i Biandrate e di
San Giorgio, che condivisero fino al Quattrocento i diritti feudali
sul paese.
Il territorio di Villa Curiae (così è riportato il nome della località
in un documento trecentesco) fu conquistato nel 1307 dagli
Acaia, fu ripreso dai Monferrato, che furono riconfermati nel possesso
del luogo nel 1355 dall'imperatore Carlo IV, fu nuovamente
rivendicato dai Savoia nel 1361 (la guerra si protrasse fino al
1389), riconquistato dagli Acaia nel 1395. In questo periodo
di grande conflittualità si inserì la rivolta contadina, conosciuta
con il nome di tuchinaggio, che percorse il Canavese
nella seconda metà del Trecento e che fu stroncata nel sangue da
Amedeo VII di Savoia, il conte rosso. Due opposte valutazioni vengono
attribuite dagli storici a questo fenomeno: alcuni lo interpretarono
come espressione di una rivolta popolare spontanea contro l'oppressione
nobiliare e nella quale il popolo fu protagonista, altri lo intendono
un fatto ispirato dai marchesi di Monferrato, dai Biandrate e dai
Valperga in odio ai Savoia. La sommossa a Corio sfociò nel
1388 nella
concessione degli statuti da parte della feudalità; nel contempo
il paese appoggiò lealmente la fazione monferrina dando asilo ai
tuchini e partecipando anche ad azioni belliche, come nel maggio
del 1387 quando i coriesi appoggiarono il marchese Teodoro di Monferrato
nella sua puntata su Balangero e Mathi.
Ulteriore
conferma della partecipazione di Corio al tuchinaggio viene offerta
da un documento, sempre nel 1387, nel quale il castellano
di Cogne, d'ordine del vescovo di Aosta, feudatario del luogo, vietava
al popolo di concedere qualsiasi aiuto o di intrattenere qualsiasi
transazione commerciale con i coriesi. All'inizio del Quattrocento
insorsero gravi discordie tra i Biandrate e i Valperga per il possesso
di Corio; la controversia fu sanata dal marchese Gian Giacomo di
Monferrato che attribuì Rocca e Corio ai Biandrate che le de-tennero
fino alla fine del Settecento. Durante le guerre per la successione
del Monferrato Cono fu più volte occupata dai Savoia e nel 1626,
insieme a Rocca, fu saccheggiata dalle milizie lorenesi alleate
del duca Carlo Emanuele I.
Al saccheggio seguì la peste.
Gli infetti vennero allontanati e alloggiati in capanne di frasche,
le "benè", fuori dal paese. L'amena frazione di Benne
origina da quell'antico villaggio di appestati. Il trattato di Cherasco
(1631) destinò definitivamente Corio al ducato sabaudo. Nel
1798 i coriesi, che avevano in un primo tempo inneggiato ai francesi
liberatori alzando in piazza l'albero della libertà, iniziarono
contro di loro una dura guerriglia e li obbligarono a ritirarsi
dalla valle. Ancora oggi alcune località e frazioni ricordano quegli
avvenimenti: Case Brancot rammentano il luogo dove alcuni francesi
furono catturati, Case Picat quello dove furono impiccati, Ritornato
indica il sito dove i francesi, di ritorno, lasciarono un presidio.
Gli
edifici religiosi
Il capoluogo è compreso in un quadrilatero al centro del quale è
situata la piazza della chiesa, dominata da due interessanti edifici
religiosi: la Parrocchiale, dedicata a San Genesio e Sant'Anna e
la Chiesa della Confraternita di Santa Croce.
La Parrocchiale di San Genesio e Sant'Anna, opera dell'ingegnere
Vittorio Ferrero Sevalle, fu costruita tra il 1744 e il 1749
nello stesso sito della antica parrocchia edificata nel 1332 e demolita
nel 1742 perché non più adeguata alle esigenze della popolazione.
La chiesa, in stile barocco piemontese, ha la facciata in cotto
alleggerita da archi appena accennati e da eleganti colonne. Nel
timpano è posto un cuore in marmo e una data: 1744.
L'interno, a una navata con due cappelle per lato, è riccamente
decorata con gli affreschi del pittore bolognese Giovanni Battista
Alberoni. Notevole è la raffigurazione del Trionfo della Croce,
posto nell'abside dietro l'altare. Di rilievo anche il battistero
ligneo che rappresenta Gesù che riceve il Battesimo da San Giovanni.
Uscendo dalla chiesa, sulla sinistra della piazza dal bel selciato
squadrato a mano, si osserva la facciata - un tempo ricoperta di
affreschi dei quali permane ora qualche labile traccia - della Chiesa
della Confraternita di Santa Croce, nata come Oratorio della Confraternita
dei Disciplinanti di Santa Croce, iniziata nel 1715 e terminata
nel 1731.
L'edificio è in stato di degrado, nonostante i volenterosi
interventi di una parte dei cittadini che si adoperano per il suo
recupero. All'interno gli altari laterali in gesso e legno dipinti
a imitazione del marmo con la tecnica del trompe i 'cdl sono molto
deteriorati, meno rovinato l'altare centrale costruito con la stessa
tecnica. Tra i pochi arredi rimasti si rileva il coro ligneo posto
nell'abside dietro l'altare; nella cantoira è collocato invece il
gioiello della chiesa: un organo decorato con motivi floreali,
attribuito al Concone, famoso organista del Settecento.
L'economia si basa principalmente sul turismo e sull'industria.
A causa dello spopolamento della montagna l'attività agricola si
è molto ridotta ed è limitata per lo più ai fabbisogni familiari;
si esportano ancora granoturco e castagne. Molte attività artigianali,
come la tessitura, sono ormai scomparse da tempo, mentre è ancora
fiorente la lavorazione del legno.
Sulla sponda sinistra del Malone, in frazione Crotte, si raggruppano
una decina di piccole e medie industrie, modernamente attrezzate,
che operano nel campo della lavorazione dei metalli in particolare
fucinatura e stampaggio dell'acciaio.
'te la costruzione, a cento, della piccola ttti situata all'inizio
pella, dal caratteristico tetto danneggiata forse in modo irrimediabile.
L'affresco
è sulla facciata quasi illeggibile, all'interno l'affresco absidale,
opera del monaco novalicense Giovanni Oldrado Perini, che lo dipinse
nel 1587, rappresenta la Madonna con il Bambino. Il dipinto, esposto
alle incurie del tempo e degli uomini, è molto degradato e rischia
di scomparire. Giovanni Oldrado Perini, o Perino, della Novalesa,
della seconda metà del Cinquecento portò un discreto contributo
all'arte "rustica" minore tra le valli di Lanzo e il Canavese. Come
ha scritto il critico Aldo Audisio, il Perini va collocato in quella
vasta rappresentanza di artisti, molti dei quali anonimi, "che con
schematizzazioni e deformazioni attinte dall'arte gotica crearono,
particolarmente nella regione alpina piemontese, una tendenza conservatrice
nei secoli successivi che trovò facile sbocco in quella pittura
che potremo definire popolare".
L'affresco della Cappella dei battuti si collega allo schema iconografico
abbastanza diffuso della Madonna della Misericordia. La
Vergine con il Bambino con il suo manto sorretto da due angeli,
il gruppo dei confratelli inginocchiati, committenti dell'opera.
La composizione presenta un carattere popolare, specialmente nelle
figure laterali di San Pietro e di San Genesio che suonano uno strumento
a corda. L'insieme dei confratelli "battuti" forma comunque un "brano
interessante": due soli hanno il viso scoperto, gli altri, annota
Aldo Moretto, "sono enigmatici in quei panni bianchi che ricadono
sul davanti, mossi da lunghe pieghe"; fra i medesimi penitenti,
inoltre, uno si sta flagellando e il sangue scorre sulla veste candida.
Un secondo affresco venne eseguito, ancora da Perino della Novalesa,
all'esterno della medesima cappella, sull' entrata; si tratta di
una tAnnunciazione: le figure dell'Angelo e della Vergine inginocchiata
furono rappresentate su uno sfondo di campagna. Si tratta, in ultima
analisi, di composizioni che ben si inseriscono nella vasta e omogenea
produzione di Aldrado Perino, una produzione che assunse un particolare
significato "quale elemento determinante di una cultura e una tradizione
Locale".
Tutto il territorio di Corio è costellato di innumerevoli chiesette
e cappelle votive, molte delle quali costruite nei periodi di peste,
alcune curate dalla devozione dei fedeli, altre in completo stato
di abbandono.
Il
Ponte Picca, sul torrente Malone, è il più suggestivo. Risale,
secondo la tradizione alla metà del Trecento.
Poco distante si trova una Cappella, che seppur sconciata dai vandali
e dalle ingiurie del tempo, conserva ancora tracce di una antica
bellezza.
A
pochi passi, nascosta dalla vegetazione, sul muro di una antisi
può ammirare uno stupendo affresco forse cinquecentesco, raffigurante
Cristo deposto tra le braccia della Vergine.
Il trecentesco Ponte dell'avvocato, è detto anche di San Giacomo
(dalla cappella posta alla sua base) o delle Fucine per via di una
vecchia fucina abbandonata che conserva al suo interno antichi resti
dei macchinari.
Corio,
oggi tradizionale meta di villeggiatura estiva per molti torinesi
dell'Ottocento, come testimoniano alcune belle ville, offre oggi
ai turisti una piacevole accoglienza in attrezzati alberghi e in
nuove case d'abitazione.
Le feste popolari offrono uno altro spunto di attrazione turistica,
in particolare le feste religiose in onore di Sant'Anna (il 26 luglio),
di San Genesio (che si celebra a fine estate) e di tutti i santi
patroni le borgate.
Di grande richiamo che la castagnata, che ricorre ogni nella frazio
sono anan prima domenica di novembre ne Cudine, e il carnevale con
la partecipazione delle tradizionali maschere: i e i "sapator" che
formano la corte del "sindaco del Monte" del ''sindaco del Piano''
della festa.