Cafasse
Origini Leggenda Le Chiese Attività

Provincia di Torino
Abitanti 3543
Superficie kmq 9,98
Altitudine m 408

Denominazione abitanti:
Cafassesi

Festa patronale:
San Grato

Distanza da Torino:
km 25

Frazioni e località
Monasterolo, Drovetto, Paschero.


Comuni limitrofi

Balangero, Lanzo Torinese, Germagnano,
Fiano, Villanova Canavese, Mathi.

Origini e storia di "Cafasse"
Cafasse si trova a nord di Torino, e si allunga per circa 4 chilometri lungo la strada che passando per Venaria Reale porta a Lanzo Torinese. Il comune è situato a destra della Stura di Lanzo che raccoglie le acque dei torrenti che scorrono nelle valli di Lanzo e va a sfociare nel Po: un tempo il letto del fiume era dove oggi sorge il paese.
In occasione di scavi (per esempio per la costruzione di case) in tale territorio è facile trovare sabbia, ghiaia e ciottoli di fiume.

Secondo una tradizione il nome Cafasse si scriveva nei primi tempi "Cabasse" e voleva indicare che il luogo era formato da case piccole e basse per uso degli abitanti che erano contadini, pecorai, pastori, in seguito, nelle evoluzioni e trascrizioni nei secoli "b" si cambiò in "f".
Alcuni spiegano diversamente il nome: nei primi tempi Cafasse si scriveva Cafaxie e voleva significare che le case erano disposte a fasci, cioè a gruppi che in seguito si chiamarono borgate o frazioni: se ne contarono fino a sette.

La vita del luogo non pare essere stata segnata da grandi eventi, non si contano gravi vicende guerresche, né castellani e feudatari, per cui manca di castelli, di monumenti, di storici palazzi turriti.

Le radici delle sue origini affondano nel buio del Medioevo, ma non oltre il Mille. Non si conosce l’epoca precisa in cui i primi abitanti si insediarono nel luogo: sicuramente non arrivarono a gruppi o a colonie com’è successo in altri paesi della zona, bensì alla spicciolata, e trovarono alle pendici del monte Basso boscaglie e selve che dovettero disboscare per crearsi prati e campi, per erigersi capanne e case basse: sorsero così le prime cascine, delle quali si parla in alcuni antichi documenti.

Si tratta di cascine e non di borgo, villaggio o paese, ma le cascine crebbero di numero e le famiglie si moltiplicarono ed altre se ne aggiunsero, venute dai paesi vicini e specialmente dalle valli di Lanzo.

Crebbe a poco a poco la popolazione che quindi sentiva il bisogno di una facile e sicura comunicazione con la sponda sinistra della Stura, e specialmente con Lanzo, dove dal 1219 si faceva mercato ogni martedì della settimana.

Venne allora costruito nel 1378 l’ardito Ponte del Roch, detto poi ponte del Diavolo: ancora oggi è tale e quale, una unica arcata, con una luce di 37 metri, alta 23 metri, composta di sole pietre del fiume.

Intorno al ponte è fiorita una leggenda: il problema della costruzione era molto difficile da risolvere. Apparve il diavolo che si disse disposto a compiere l’opera, a patto di impossessarsi della prima anima che avesse attraversato il fiume. Ultimato il lavoro in una notte, giunse il momento di saldare il debito; i montanari allora presero una pagnotta di pane e mostratala a un cane affamato la gettarono di là dal ponte: cosicché il diavolo dovette accontentarsi di quest’anima non umana e fu gabbato.

Il territorio di Cafasse era soggetto a due comuni, Balangero e Mathi; verso la seconda metà del 1600 gli abitanti chiesero l’indipendenza, e la questione si trascinò per più di cento anni, incontrando opposizione da parte dei due enti dominanti, I capifamiglia del paese decisero di pagare essi stessi la somma necessaria per la libertà: in questo modo nel 1767 Cafasse divenne comune autonomo. La frazione Monasterolo era comune autonomo già dal 1560 e tale rimase fino al 1928.

Le chiese
Dal punto di vista artistico, pregevole è l’antica Parrocchiale, che si eleva sulla piazza principale del paese, piazza Vittorio Veneto. La facciata, alta circa 15 metri, è divisa in tre parti: in alto si trova il timpano triangolare con al centro un rosone; sotto, due cornicioni racchiudono un dipinto della Madonna col Bambino; in basso, è presente l’iscrizione che ricorda la visita dell’arcivescovo monsignor Rorengo di Rorà.
Fino a circa un secolo fa, la chiesa era a una navata sola, di bella e artistica fattura tanto da essere classificata fra i monumenti nazionali; quando si trattò di compilare un progetto di ampliamento, esso non fu approvato dalla sovrintendenza ai monumenti, e la chiesa non fu toccata. Negli anni Venti del Novecento furono aggiunte due discutibili navate laterali. La parte centrale della chiesa ha forma rettangolare, un ricco cornicione corre sui muri della navata che finisce in tronco là dove comincia l’abside; in corrispondenza dell’altar maggiore si trova l’icona che raffigura la Madonna col Bambino e sotto San Grato e San Giovanni Battista.

Sulla volta è dipinta la figura di San Grato che impartisce la benedizione e fa cadere la grandine nel pozzo, per ricordare la sua protezione contro i danni ai raccolti delle campagne; è una pittura di ignoto autore. L’altare maggiore, inaugurato nell’anno 1940, è di marmi policromi e preziosi. Riguardo alle navate laterali, decorate nel 1927-28 dal pittore Boero, quella di destra è dedicata alla Madonna del Rosario, come ricorda il grandioso quadro sull’altare di marmo, rappresentante la Vergine del Rosario con San Domenico e Santa Caterina, quella di sinistra è dedicata al Santo Crocifisso la cui immagine campeggia sul piccolo altare di marmo. Il pavimento, del 1900, è in battuto di cemento, mentre nel presbiterio, nel coro, nella sacrestia è in mattonelle veneziane.

Interessante è anche la Parrocchiale di Monasterolo, del primo Settecento, che conserva una bella statua romanica di Santa Maria della Spina (del XIV secolo).

Testi e immagini tratti dall'opera enciclopedica
"IL PIEMONTE PAESE PER PAESE" - BONECHI EDITORE